Duomo di San Michele Arcangelo

Duomo di San Michele Arcangelo

La piazza della città è dominata dal possente e maestoso duomo arcipretale, dedicato all’arcangelo Michele, principe delle milizie celesti. La sua eleganza, le sue linee intrise di fede e di storia sono attrazione sicura per i turisti incantati dalla Città del Prosciutto. Ma vediamo un po’ di storia:

La prima chiesa aperta al culto in S. Daniele era stata proprio la pieve dedicata a S. Daniele profeta, sorta accanto al castello probabilmente già nel 693. Nell’anno Mille erano comunque già stati eretti il primo duomo e il campanile, più o meno sul sedime attuale. Nel 1348 l’edificio, poi ricostruito in stile romanico sul sito del primo e consacrato nel 1372, conobbe per la prima volta un rovinoso terremoto. Durante la consacrazione, eseguita da tre vescovi, vennero poste nell’altare principale le reliquie di vari santi, fra cui un frammento della Croce su cui ebbe il martirio S. Andrea (croce passata poi nello stemma cittadino) e altre reliquie di santi, il cui culto era diffuso specialmente in ambiente longobardo. La stessa intitolazione del duomo a S. Michele Arcangelo, custode del Paradiso e capo delle milizie celesti, sempre rappresentato con una spada fiammeggiante in pugno, è un chiaro riferimento alle devozioni longobarde, popolo che amava i santi guerrieri.

Nel 1400 il fonte battesimale venne trasferito dalla chiesa di S. Daniele profeta a quella di S. Michele, che in tal modo divenne parrocchiale: ne venne così sancita la centralità rispetto al nuovo sviluppo dell’abitato. A fianco della chiesa, con lo spirito tipico dell’epoca, nel 1419 il potere civile a sua volta si insediò con la costruzione della loggia comunale. Nel 1401 ebbero inizio i lavori di ampliamento del duomo, che si conclusero nel 1433. Nel frattempo la temperie culturale europea stava evolvendo e cambiando: lo stile romanico cedeva il posto a quello neoclassico e, successivamente, al barocco. Per questo, i Sandanielesi vollero adeguare l’edificio ai nuovi gusti: nel 1725 ebbero inizio i lavori di trasformazione, che si sarebbero conclusi nel 1788 dando al duomo l’aspetto attuale, tipicamente derivato dal barocco. Si conosce l’artefice del progetto: l’architetto veneziano Domenico Rossi, famoso per la ristrutturazione di Villa Manin a Passariano. La caratteristica più curiosa da lui introdotta è la doppia cupola, che dà all’edificio un profilo caratteristico e riconoscibile da lontano.

Il campanile, a pianta quadrata, è stato costruito su progetto di Giovanni da Udine nel 1531, in pietra di Anduins. Originariamente avrebbe dovuto essere coronato da una cuspide ben più alta dell’attuale, simile a quella della chiesa del castello di Udine. Furono gli importanti terremoti del XVI secolo a convincere i costruttori a ridurne l’altezza e a darle l’attuale forma, molto schiacciata sulle quattro falde. Attualmente, la torre campanaria ospita un concerto di campane a tipico slancio friulano, in Si2 maggiore. La campana piccola è stata rifusa da De Poli di Vittorio Veneto nel 1990, la mezzana e la grande nel 1920 da Francesco Broili. È inoltre presente un piccolo campanello in Si4 fuso a Venezia nel 1770.

L’interno del Duomo ospita pregevoli opere scultoree, quali l’imponente altar maggiore, opera dello scultore Francesco Fosconi. Fu realizzato nel 1735 in puro stile barocco, assieme alle statue di S. Michele arcangelo armato di lancia e S. Daniele profeta che addita il cielo ai fedeli. Forse, però, l’opera che più si fa ammirare è il fonte battesimale, sormontato da una statua di S. Giovanni Battista, in pietra bianca, opera di un grande maestro: quel Carlo da Carona, allievo del Pilacorte, che attorno il 1500 era molto attivo nel Nord Italia. Le principali e preziose opere pittoriche che ornavano la chiesa (pala di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone e bozzetti di Giovanni Battista Tiepolo) sono stati a suo tempo messe al sicuro e sostituite da copie.

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